Hortus librorum liber hortorum. L'idea di giardino dal XV al XX secolo attraverso le fonti a stampa - PDF free download eBook

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  • Published: 23.01.2019
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Introduction

"Non c'è pensiero senza un orto. Da Cicerone a Stalin: il senso del verde in cinque secoli di letteratura e filosofia. Cicerone in una lettera a Varrone ha lasciato una frase che non...

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Details of Hortus librorum liber hortorum. L'idea di giardino dal XV al XX secolo attraverso le fonti a stampa

Original Title
Hortus librorum liber hortorum. L'idea di giardino dal XV al XX secolo attraverso le fonti a stampa
Book Language
Italian
Ebook Format
PDF, EPUB

Some brief overview of this book

"Non c'è pensiero senza un orto. Da Cicerone a Stalin: il senso del verde in cinque secoli di letteratura e filosofia. Cicerone in una lettera a Varrone ha lasciato una frase che non riesce a invecchiare dopo due millenni e qualche anno: "Si Hortum in bibliotheca habes, nihil deerit" ("Se accanto alla biblioteca hai un giardino, allora non ti manca nulla").

È conservata ne "Non c'è pensiero senza un orto. Da Cicerone a Stalin: il senso del verde in cinque secoli di letteratura e filosofia. Cicerone in una lettera a Varrone ha lasciato una frase che non riesce a invecchiare dopo due millenni e qualche anno: "Si Hortum in bibliotheca habes, nihil deerit" ("Se accanto alla biblioteca hai un giardino, allora non ti manca nulla").

È conservata nel IX libro delle sue epistole "ad familiares". Certo, c'è sempre un giardino da scoprire o decifrare in ogni cultura o religione; anche nel mondo cristiano si va dall'incanto dell'Eden all'uliveto del Getsemani, dove Gesù fu tradito e arrestato. Pure i sistemi di pensiero hanno bisogno di un giardino: da Epicuro che donò il suo ad Atene, poi aperto al pubblico, via via sino a quello di Schiller o agli ultimi un poco artificiali dei professori d'accademia.

Per il grande romantico tedesco l'idea di giardino fuggì, dopo essersi divincolata dagli architetti, "nella libertà dei poeti". Forse su tali questioni aveva ragione un altro poeta e saggista, l'inglese Abraham Cowley, perseguitato da Cromwell: "Dio creò il primo giardino e Caino la prima città". Lo scrisse in "The Garden" .

Si direbbe quasi che nel giardino si svolga un ininterrotto convegno delle attività spirituali degli uomini, oltre ovviamente di quelle tecniche e agronomiche. Impossibile scrivere una storia dettagliata e universale di codesto spazio, che sovente è incantato; di certo ora è stata terminata un'opera ponderosa di Franco Giorgetta che permette di conoscere meglio cosa sia un giardino, soprattutto come sia stato interpretato dalla letteratura dal XV al XX secolo: si intitola "Hortus Librorum, Liber Hortorum". Ovvero "Il giardino dei libri, il libro dei giardini" .

Il lavoro è stato pubblicato in tre tomi, complessivamente di circa 1700 pagine, dalle edizioni il Polifilo (costa 68 euro al volume; informazioni: [email protected]).C'è da perdersi, da sbizzarrirsi in queste pagine. Nella prefazione di Massimo Venturi Ferriolo si legge: "I giardini, come potrà ben notare il lettore scorrendo i cinquecento anni di libri stampati, sono lo specchio della vita di una comunità e mostrano le passioni degli individui". Per passare a qualche esempio, diremo che nel primo volume, tra le decine di autori c'è anche Athanasius Kircher, gesuita tedesco vissuto nel XVII secolo, filosofo, storico, uomo di vastissima erudizione e dagli interessi sterminati, al cui nome sono legate una quarantina di opere compulsate ancora oggi nell'ambito degli studi orientali o nelle ricostruzioni del mondo sotterraneo.

Egli lasciò anche "Latium" che, osserva Giorgetta, "spazia in una dimensione molto più ampia di quella del giardino, tracciando un panorama storico-corografico assai vasto, con molti interessi verso le particolarità naturali e verso le antichità, ma non mancano le descrizioni dei luoghi di villeggiatura con le residenze e i giardini della regione "Frascati, Preneste e Tivoli". Le incisioni che contiene sono deliziose. Il libro riporta, dell'edizione 1671, quella raffigurante una ricostruzione di fantasia della villa di Quintilio Varo, dove i giardini meritavano l'appellativo di magnifici.

Poi ecco, tra i molti, il caso Versailles o le opere di Jean-Jacques Rousseau, dove l'argomento si fa superbo o profondo. Si va dalla "Lettres de deux Amants" alle "Confessioni agli scritti di botanica". E questo anche se il filosofo lasciò "ben poco di giardinaggio", comunque concepì "il sogno continuo di una vita libera nella natura e la descrizione del giardino di Julie".Pietro Verri è ricordato per un articolo intitolato "Le Delizie della Villa" con riflessioni sul giardino, pubblicato sul periodico "Il caffè" .

E non manca nemmeno, attraverso guide e incisioni, la presenza del giardino all'Esposizione italiana del 1881 a Milano. Essa faceva parte, come nota Giorgetta, di quel "connubio tra fiere, esposizioni e giardini" che il secolo XIX alimentò con intelligenza: una combinazione che sarà utile ai decenni successivi per ricordare l'importanza del verde nelle grandi città. Si trovano poi nel vasto repertorio autori quali Henry David Thoreau, nelle cui opere "il grande giardino della natura appare in tutta la sua sconfinata bellezza".

E, sorpresa!, c'è anche Stalin. "Come un principe del Rinascimento" scrive Giorgetta, concepì e intraprese negli ultimi anni della sua vita e del suo potere, un grandioso progetto ambientale e paesaggistico, che avrebbe interessato e trasformato tutto il territorio della Russia, da Mosca al Mar Nero e al Caucaso, dalle pianure bielorusse agli Urali, con l'imposizione di un ordine sovrano a un territorio vasto più di due milioni di chilometri quadrati". Il sogno, che si avvaleva del contributo del biologo Lisenko, si doveva concretizzare con la piantagione di infiniti cordoni forestali, ciascuno lungo più di mille chilometri e largo una decina: il risultato sarebbe stato un nuovo ordine della natura, "simile a uno sconfinato giardino".

Il tutto avrebbe contribuito a mitigare i venti, migliorare il clima e l'agricoltura. Virginio Vercelloni segnalò la cosa già negli anni Ottanta, anche se questo progetto ecologico di Stalin, che doveva trasformare le immense steppe russe in un giardino, resta misconosciuto. Francesco Bacone nei "Saggi" ha scritto: "Dio onnipotente fu il primo a piantare un giardino; ed è, veramente, il più puro fra i piaceri dell'uomo".

E Douglas Adams nella sua "Guida galattica per gli autostoppisti" (1979) ha notato: "Non è sufficiente godere della bellezza di un giardino? Che bisogno c'è di credere che nasconda delle fate?". Tra queste due riflessioni conviene aggiungere le centinaia di libri e di spunti segnalati e studiati da Giorgetta.

Il suo è un altro giardino".

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